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domani è un altro giorno



27 aprile 2009
POLITICA
Ma quanto mi costi?
L'editorialista Robert J. Samuelson scrive un interessante articolo sul Washington Post di oggi.

Partendo dai costi ipotizzati dall' Environmental Defense Fund, per una efficace transizione verso una produzione economica sostenibile a livello ambientale, Samuelson obbietta l'attendibilità di tali dati, poichè basati su presupposti irreali. EDF, infatti, calcola partendo dall'assunto che l'economia Americana crescerà in eterno e in maniera sostenuta, sui livelli degli scorsi decenni; che non ci saranno cicli economici negativi; che ci sarà un livello sempre molto alto,se non completo, di occupazione, e che le economie nazionali saranno velocemente in grado di adattarsi al nuovo scenario, investendo in efficenza e abbassamento dei consumi.

Anche Samuelson, che in verità riconosce una scarsa capacità di previsione di molti economisti, parte da un presupposto sbagliato. Parte infatti dal presupposto che le nostre economie, nell'affrontare il problema del cambiamento climatico, si troveranno a dover solamente cambiare parzialmente i mezzi di produzione a favore di una differenziazione delle fonti energetiche, che riduca l'emissione di gas inquinanti, e di una maggiore efficenza energetica, che ne riduca il consumo. Quello che non riesce ad immaginare però, è un'economia strutturata intorno a fini diversi. I dati che porta saranno sicuramente esatti, ma sono messi in risalto dal fatto che vengono applicati su un'economia iper-energivora, basata su un'idea di commercio irrazionale, ed eternamente in bilico in un sistema transnazionale di risparmio/consumo insostenibile.

Il Cambiamento Climatico ci mette davanti ad uno sforzo più grande, uno sforzo che dovrà gioco forza investire ogni aspetto della società umane se vuole essere efficace.
Credo che il compito degli economisti oggi,sopratutto quelli che si occupano di ambiente, non sia quello di prevedere il futuro, quanto di cominciare ad immaginarlo....



24 aprile 2009
POLITICA
le vite degli altri

Forse hanno letto il mio post di ieri, ma è di oggi la notizia che in Gran Bretagna non verrano più costruite centrali basate sullo stoccaggio di carbone a meno che non siano subito in grado di catturare almeno il 25% delle emissioni e il 100% già nel 2025.

Mi paice, perchè non si basa su un approccio ideologico alla questione, bensì su una presa di coscienza del fatto che,sotto certi livelli di efficenza, il Carbon Storage non ha assolutamente senso.

vallo a dire alla Prestigiacomo.....


23 aprile 2009
POLITICA
Noi e gli altri

Una bella visione di insieme di Gallarotti su lavoce.info su come l'Italia stia (non) affrontando la questione climatica e su quello che invece sta facendo il resto del mondo.

solo per non dimenticarci dove viviamo.......

23 aprile 2009
POLITICA
L'amante sotto il letto

Prendo spunto da un articolo uscito oggi sul Corriere della Sera per parlare del Carbon Storage in seguito all'accordo firmato dal governo italiano con quello australiano al riguardo. Con il Carbon Storage si cerca di sotterrare le nostre emissioni di gas serra nel terreno, in maniera da poter continuare ad usare il carbone come combustibile per produrre energia. Si punta sul carbone perchè è, al momento, la fonte di energia più a buon mercato ma, allo stesso tempo, anche la più inquinante.

Un articolo dell'Economist del 5 Marzo mette in luce tutte le perplessità sulla fattibilità e l'efficacia dello stoccaggio del carbone. Al momento, infatti, non c'è una sola centrale in tutto il mondo ad utilizzare questa tecnologia ancora estremamente costosa e dalla dubbia efficacia.Possiamo affidare il nostro futuro ad un atto di fede, investendo su una tecnologia che al momento non funziona, quando ci sono già alternative più economiche, utilizzabili subito ed efficenti?

Ricordo come quando studiavo a Roma spazzassi la polvere sotto il letto pochi minuti prima che mia madre venisse a farmi visita, in modo da far sembrare la stanza in ordine e pulita.
Non vorrei che il governo italiano usasse lo stoccaggio di carbone come un paravento attraverso il quale farsi bello alla vigilia del G8 sull'ambiente di Siracusa. Non possiamo affidarci a scorciatoie, dall'efficacia incerta, sperando che possano diventare la soluzione a tutti i nostri problemi. Non possiamo pensare che niente cambierà e che il mondo rimarrà quello che abbiamo conosciuto. Serve uno sforzo di più ampio respiro, una politica che sappia immaginare un futuro diverso

McKinsey mostra la strada, semplicemente facendo i conti in tasca alle diverse tecnologie disponibili.
In tutte le peggiori commedie italiane l'amante è sempre nascosta sotto il letto salvo poi rispuntare  fuori sul più bello.....



23 aprile 2009
Buon Earth Day a tutti...
Links sparsi....

Greenpeace Earth day

Repower America

WWF Earth Day

ora vado davvero a letto.....


23 aprile 2009
POLITICA
A blue print for a safer planet

Un post al volo per sengnalare un libro che è da pochi giorni uscito in Inghilterra: a Blue Print for a safer planet, di  Nicholas Stern

http://en.wikipedia.org/wiki/Nicholas_Stern

Stern, attualmente professore alla London School of Economics and Political Science, è passato agli onori della cronaca per essere stato il principale autore della "Stern review", monumentale analisi fatta per conto del governo inglese degli effetti che il cambiamento climatico avrà sulle economie mondiali. Quello che cottraddistingue il lavoro di Stern è l'approccio strettamente economico che è anche il filo rosso che collega la "Review" al suo ultimo libro.

Nella presentazione avvenuta ieri a Londra, Stern parte sottolineando come sia necessario includere nel calcolo economico quelle che fino ad adesso sono state consinderate solo come "esternalità negative". Da questo punto di vista sottolinea come sia centrale il calcolo di un reale "prezzo del carbone", come mezzo di internalizzazione di tali esternalità che ricadono sulla comunità. Si renderebbero così le nostre economie pienamente razionali poichè si ridimensionamento le attività produttive lucrose in quanto basate sui tali fallimenti del mercato.

Secondo Stern l'approccio economico al surriscaldamento globale parte dal presupposto che non possiamo ancora definire il fenomeno come una vera e propria "minaccia", ma piuttosto come un "rischio" che deve essere gestito come tale. Un approccio economico ci dà anche una ventata di speranza, dato che, come mostra un recente studio McKinsey, c'è ancora una vasta scelta di opzioni economicamente convenienti che possono già nel breve termine diminuire le nostre emissioni. Stern sottolinea come il costo per la creazione di una "economia verde" si aggiri intorno al 2% di PIL per i diversi paesi industrializzati. Tale investimento darebbe inizio ad un processo virtuoso attraverso il quale non solo si creerebbero numerosi posti di lavoro, ma anche le condizioni per rendere economicamente convenienti teconologie al momento costose, come ad esempio alcune forme di energie rinnovabili.

Lo sforzo deve essere fatto principalmente dai paesi industrializzati, anche perchè lo stock di gas serra che si trova nell'atmosfera è il risultato della nostra crescita basata su un uso intensivo del carbone. Stern arriva ad ipotizzare un sistema dove, già nel 2050, per motivi di equità i paesi industrializzati non abbiano diritto a nessun tipo di "permessi di emissione" che dovranno comprare dai paesi in via di sviluppo in quantità necessaria per il funzionamento delle loro economie. Stern infatti sottolinea come un sistema di prezzi ed un mercato delle emissioni sia preferibile ad un sistema di "carbon tax", in quanto permetterebbe di raggiungere obbiettivi in maniera certa e di misurare i successi ottenuti.

Stern analizza anche la questione dal punto di vista dei paesi in via di sviluppo. Come co-autore dei Millenium Development Goals, ammette di non aver preso in considerazione quelli che saranno i costi provocati dal cambiamento climatico nei confronti dei paesi in via di sviluppo al momento della redazione degli obbiettivi del Millennio. Questi infatti si aggireranno intorno alla stessa cifra che tali paesi ricevono al momento in totale in investimenti da parte dei paesi sviluppati.
Sempre partendo dalla prospettiva dei paesi in via di sviluppo, Stern riconosce che la crescita non possa essere considerata come un fenomeno infinito in un sistema come il nostro che tende naturalmente verso l'entropia ma che, per i prossimi decenni, sia auspicabile per permettere ad i paesi in via di sviluppo di accedere ad un livello di vita accettabile. Questo dovrà però essere accompagnato da un parallelo cambio di rotta nei paesi industrializzati, che dovra portare non solo ad una "razionalizzazione econmica", ma anche ad un vero e proprio cambio nei consumi.
Ecco perchè un successo della conferenza di Copenhagen di Dicembre, conclude Stern, non potrà che passare attraverso un forte esempio da parte dei paesi industrializzati.

Scritto tutto di getto, chissà che casino, cheido perdono preventivo....
Oggi è Earth day, spero di riuscire a mettere online qualche link prima di andare a letto...



    

    
21 aprile 2009
POLITICA
anche se si dovrebbe sempre iniziare di Lunedì.....
Era tanto che mi promettevo di farlo, comincio stasera ancora anche se mezzo addormentato e con scarsa ispirazione; perchè se non lo faccio oggi finisce che lo rimando ancora per qualche mese.

Penso sia importante mettere in comune le conoscenze che ho acquisito in questi anni, sperando che possano dar luogo ad un qualche tipo di dibattito.
Penso che il cambiamento climatico ci metta davanti ad un cambiamento epocale, un cambiamento che interesserà ogni singolo aspetto della nostra vita: un cambiamento della struttura sociale, dei mezzi di produzione, dell'organizzazione di ogni minimo aspetto delle nostre esistenze....
Penso che il mondo cosidetto "sviluppato" questo lo sappia o, quanto meno, lo stia comprendendo.
Il mio paese purtroppo no.
In Senato si mette in dubbio la scientificità del cambiamento climatico, l'Italia si affianca alla Polonia nel non voler ratificare l'obbiettivo Europeo del "20-20-20" ed, in generale, il dibattito pubblico sulla questione è inesistente.

Sono un novizio del mondo dei blog, ma prometto a me stesso di dedicarmici giornalmente, tenendo sempre una finestra aperta a quello che succede nel resto del mondo e cercando di capire che impatto questo cambiamento, avrà a livello più profondo sulle nostre società.

Copenhagen è lontana solo otto mesi, ma pochi paiono essersene accorti





permalink | inviato da la pecora verde il 21/4/2009 alle 23:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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